tiziano solignani

avvocati dal volto umano

quando un giudice viene sospeso

Arresto di Cecchi Gori. Sospesa il giudice Figliolia

PERUGIA - Il giudice del tribunale di Roma Luisanna Figliolia è stata sospesa per due mesi dall’esercizio della professione di magistrato come chiesto dalla procura di Perugia che ha ipotizzato a suo carico i reati di concussione e abuso d’ufficio nell’ambito di un’indagine che riguarda le vicende di Vittorio Cecchi Gori. Lo ha deciso il gip del capoluogo umbro Claudia Matteini.

Figliolia, moglie di un commercialista collaboratore di Cecchi Gori, sembra che abbia ricevuto dei regali dal produttore.

Il provvedimento è stato depositato oggi ed è immediatamente esecutivo.

La Figliolia è accusata dal Pm perugino Sergio Sottani di aver indotto o costretto Cecchi Gori a farle diverse elargizioni. Secondo la ricostruzione accusatoria, il giudice romano avrebbe svolto una sorta di attività di consulenza in ambito giuridico in favore del produttore. Addebiti che la Figliolia - difesa dagli avvocati Efisio Figus Diaz e Alfonso Stile - ha respinto in un lungo interrogatorio che si è svolto lunedì scorso davanti al Gip di Perugia (2.7.2008, la Repubblica).

e c’è anche chi trova un modo alternativo per combattere le cartelle esattoriali

Ispettori dell’Agenzia delle Entrate ricevevano tangenti per annullare cartelle esattoriali. Il giornalista sarebbe coinvolto nell’inchiesta per aver spiato i colleghi Piccinini e Ziliani. Fisco, giro di tangenti a Milano. Quattro arresti, indagato De Zan

MILANO - Quattro arresti a Milano per un giro di presunte tangenti pagate ad alcuni ispettori dell’Agenzia delle Entrate per annullare le cartelle esattoriali e aggirare il fisco. Sono gli sviluppi di un’inchiesta coordinata dal pm Francesco Prete e nella quale è coinvolto anche un volto noto del giornalismo sportivo televisivo, Davide De Zan, indagato perché avrebbe ottenuto informazioni patrimoniali sui suoi colleghi di testata Sandro Piccinini, conduttore di “Controcampo” e Paolo Ziliani caporedattore della redazione sportiva di Mediaset.

Quattro arresti. Questa mattina la Guardia di Finanza ha eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e due ai domiciliari, firmate dal gip Gloria Gambitta. Sono finiti a San Vittore Giuseppe Lomuti, funzionario dell’Agenzia delle Entrate, e il commercialista Antonio Alfredo Caggiula. Il giudice ha invece disposto i domiciliari per Enzo Astolfi, anche lui commercialista, ed Emanuela Marcellino, detective privato e titolare dell’agenzia Ominiainform Investigazioni.

Le accuse. Vanno dall’associazione per delinquere, alla corruzione, dall’accesso abusivo al sistema informatico per rivelare dati coperti dalla privacy, fino alla frode informatica. I reati sono stati commessi dal 2002 allo scorso maggio. L’inchiesta, come si legge nell’ordinanza del gip, è nata dalla denuncia degli eredi di un cliente di Astolfi ai quali il professionista, dietro un congruo versamento, aveva proposto “di seguire una ’scorciatoia’ per definire una controversia” di tipo fiscale e ottenere l’annullamento della cartella esattoriale. In realtà, dopo aver versato il denaro, i clienti si sono visti ugualmente recapitare un’ingiunzione di pagamento e, perciò, si sono rivolti alla magistratura.

L’indagine. Da quanto accertato Lomuti, che fino allo scorso febbraio era in servizio nella sede di Rho dell’Agenzia per poi passare a Milano, avrebbe ricevuto con cadenza regolare somme imprecisate di denaro per azzerare o quasi i debiti fiscali dei clienti dello studio di Caggiula. È stato proprio l’ascolto in diretta, tramite le intercettazioni, della promessa da parte del commercialista di 2.500 euro a Lomuti per l’annullamento andato a vuoto (il sistema informatico ha rifiutato l’operazione) della cartella esattoriale di Salvadori Del Prato (100.960 euro) che circa un mese fa ha dato un’accelerazione alle indagini.

Nell’ordinanza del gip, tra l’altro, emerge anche che il funzionario, per lavorare “meglio”, confidava nel ventilato prossimo smantellamento dell’Ufficio ispettivo all’interno dell’agenzia delle Entrate milanese. La Gdf stamattina ha anche effettuato 7 perquisizioni, mentre le persone indagate sono in tutto una dozzina o poco più.

Il giornalista indagato. Tra queste ci sarebbe anche Davide De Zan. Il giornalista sportivo (specializzato in ciclismo) avrebbe detto ai suoi colleghi (Piccinini e Ziliani) che non era sua intenzione “spiarli” e di aver avuto informazioni da un amico di lunga data per questioni personali. Il difensore di De Zan, l’avvocato Federico Cecconi, ha riferito che il suo assistito non ha ricevuto alcun avviso di garanzia nè altra comunicazione in cui risulta iscritto nel registro degli indagati. “Quanto prima - ha aggiunto - prenderò contatti con il pm per accertare la veridicità delle notizie pubblicate su alcuni organi di stampa e chiarire l’estraneità agli addebiti contestati” (18 giugno 2008, la Repubblica)

ecco perchè a volte i processi ritardano…

I carabinieri hanno arrestato otto persone in diverse città italiane. Indagati professionisti, un ginecologo, una poliziotta e imprenditori. Mafia, accordo tra boss e massoni per ritardare alcuni processi. Perquisizioni negli uffici della Cassazione. Un impiegato della cancelleria tra gli arrestati

PALERMO - Otto persone sono state arrestate in diverse città sulla base di provvedimenti emessi dal tribunale di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio.

L’operazione, per la quale sono in corso decine di perquisizioni, è stata denominata “Hiram”, e ha preso il via nel 2006 in seguito ad accertamenti svolti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, in provincia di Trapani. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, su richiesta del procuratore Francesco Messineo, dell’aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto della Dda, Paolo Guido.

Tra gli indagati una poliziotta, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio a una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto. I carabinieri hanno effettuanto perquisizioni in alcuni uffici della Cassazione. L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri dei comandi provinciali di Trapani e Agrigento, ma ha coinvolto anche Roma e Terni.

Per l’accusa gli indagati, alcuni dei quali legati dall’appartenenza a logge massoniche, avrebbero formato una rete attraverso la quale affiliati a Cosa nostra avrebbero ottenuto di ritardare i processi in Cassazione, in modo da poter avere la prescrizione dei reati. Di questo sistema si sarebbero serviti anche professionisti, come il ginecologo di Palermo, che era stato condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne. L’uomo avrebbe pagato somme di denaro per tentare di ottenere l’insabbiamento del procedimento in Cassazione, che infatti risulta pendente da tre anni, per poi accedere alla prescrizione del reato. (la Repubblica, 17 giugno 200 8)

alcune regole curiose del calcio

Lanci il parastinchi e sulla linea di porta eviti il gol degli avversari? È comunque rigore e vieni punito con il rosso. Dal gol sul rinvio di mano del portiere, ai rigori da ripetere: ecco la rassegna dei casi limite. Tante discussioni sulla convalida del primo gol di Olanda-Italia. Si è trattato di un caso difficile, ma non sarà l’unico perché la storia del calcio giocato è piena di casi limite. Ecco una serie di ipotesi che aiuteranno a capire meglio le decisioni arbitrali.

1) Un giocatore batte un calcio di punizione diretto verso la propria porta, il portiere scivola e non tocca il pallone che va in rete. Il gol è valido?
No, la rete non è valida perché non si può fare un autorete con un calcio di punizione sia diretto che indiretto. In entrambi i casi il gioco riprende col corner per gli avversari.

2) Un portiere lancia il pallone con le mani dalla propria area e segna una rete nella porta avversaria. Il gol è valido?
Sì. Non è possibile invece segnare un gol direttamente dalla rimessa laterale.

3) Un calciatore si toglie la maglia per esultare e subito dopo protesta vivacemente contro l’arbitro che nel frattempo non ha convalidato la rete: dovrà essere espulso per doppia ammonizione?
Sì, perché si tratta di 2 infrazioni di diversa natura (esultanza eccessiva e proteste); nel caso in cui un giocatore si tolga la maglia e, per esultare, spezzi anche la bandierina, la sanzione sarà di sola ammonizione: è di un’infrazione dello stesso tipo (esultanza eccessiva).

4) Chi riceve il pallone direttamente su calcio di rinvio può essere in fuorigioco?
No, in questo caso non c’è infrazione di fuorigioco, stessa cosa su pallone ricevuto direttamente su rimessa laterale.

5) Il pallone sta per entrare in rete, un difensore gli lancia il suo parastinchi ed evita il gol: l’arbitro dovrà concedere un calcio di rigore agli avversari?
Sì, perché considererà il parastinchi come una sorta di «prolungamento» della mano e dovrà anche espellere il difensore perché con l’infrazione evita il gol per gli avversari.

6) Se il portiere fa rimbalzare il pallone, può un avversario giocarlo quando tocca il suolo?
No, è da considerarsi sempre in possesso del portiere.

7) Chi vince il sorteggio con la monetina, prima dell’effettuazione dei tiri di rigore, sceglie la porta verso la quale i rigori devono essere battuti?
No, la porta la sceglie l’arbitro, mentre il capitano che vince il sorteggio decide se effettuare il primo o il secondo tiro.

8 ) Si può segnare una rete direttamente su calcio d’inizio?
Sì e la stessa cosa è possibile anche su calcio di rinvio.

9) Su un calcio di punizione diretto, il pallone sta per entrare in rete; un raccattapalle vicino al palo mette il piede e non fa entrare il pallone. L’arbitro accorderà lo stesso il gol?
No, interromperà il gioco riprendendolo con una rimessa.

10) Su un calcio di rigore il pallone sta per entrare in rete, un raccattapalle vicino al palo mette il piede e non fa entrare il pallone. L’arbitro interromperà il gioco e lo riprenderà con una propria rimessa?
No, farà ripetere il rigore.

11) Se l’arbitro perde il fischietto proprio mentre sta per decretare un rigore, il gioco dovrà comunque proseguire?
No, l’arbitro interromperà il gioco con la voce o i gesti e decreterà il calcio di rigore.

12) Un fischio viene dagli spalti e un difensore ferma il pallone con le mani nella propria area. l’arbitro concederà un calcio di rigore agli avversari?
No, riprenderà il gioco con una propria rimessa.
(Daniele Tombolini, 13.6.2008, Gazzetta dello Sport)

quando a perder tempo in tribunale è l’ex ministro della giustizia

A chi è che non è capitato di andare in Tribunale a perdere una mattinata per niente? Meno male che ogni tanto cose di questo genere capitano anche ai politici, anzi se capitassero più frequentemente forse si troverebbero delle soluzioni.

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ll commento: «Ho provato a cambiare qualcosa nella Giustizia in Italia, spero ci riescano altri» Mastella, un’ora di anticamera in tribunale Ma era stato convocato per sbaglio. L’ex Guardasigilli, chiamato come testimone in un processo, amareggiato per il disguido

ROMA - Era stato citato come testimone dell’accusa, ma ha aspettato, invano, oltre un’ora in un’aula del tribunale di Roma, davanti al giudice monocratico, senza poi poter deporre perché non figurava nella lista testi. Non è decisamente un periodo fortunato quello di Clemente Mastella. L’ex Guardasigilli ha aspettato disciplinatamente nell’aula 16 il suo turno con in tasca la convocazione per testimoniare nel processo che vede imputati Francesco Agnello e la convivente Barbara Mastrantoni, accusati di aver truffato l’ex presidente del Perugia Calcio, Luciano Gaucci. Agnello, tra l’altro, è accusato di aver millantato proprio con Gaucci la conoscenza di Mastella e quella di Silvio Berlusconi.

L’AMAREZZA - Sconsolato per il disguido, l’ex ministro ha detto allargando le braccia: «Ho provato a cambiare qualcosa nella Giustizia in Italia, ora spero ci riescano altri». Sul processo per il quale era stato chiamato a testimoniare, Mastella ha tenuto ugualmente a precisare ai cronisti: «Non conosco i due imputati, non capisco perché sono stato convocato per testimoniare su una vicenda di cui non so nulla». Il processo è stato rinviato a dicembre per consentire la testimonianza della parte offesa, Luciano Gaucci, che difficilmente potrà essere in aula in quanto da tempo latitante a Santo Domingo. (Corriere della sera, 14.5.2008 )

le più frequenti liti in condominio

OGni anno due milioni di cause civili che quasi sempre finiscono nel nulla. Guerre di condominio: tutte le cause. Dall’odore di cipolla al ticchettio delle scarpe femminili: la classifica delle liti tra vicini

MILANO - Dall’odore di cucina all’automobile posteggiata nel punto sbagliato, dal bambino che gioca in cortile al cane che abbaia: in un condominio i motivi per litigare non mancano mai. È quanto dimostra l’Anammi, che ha disegnato una «classifica» delle liti condominiali in base alla sua attività interna e alle segnalazioni dei circa 13 mila associati in tutta Italia. In media, circa 2 milioni di italiani fanno causa per questioni condominiali, il più delle volte vedendosi respingere il ricorso di fronte al giudice di pace.

PERCHE’ SI LITIGA - Nella lista delle «guerre di condominio», le cosiddette «immissioni», ovvero rumori e odori provenienti da altri appartamenti. Il classico ticchettio di scarpe femminili a tutte le ore, l’odore di cipolla reiterato, lo spostamento di mobili a tarda ora sono casi tipici di questo genere di motivazione. La cucina etnica ed i suoi aromi forti sono spesso al centro di dispute di condominio. L’apposizione in aree comuni, vale a dire la collocazione in ambito condominiale di oggetti e mezzi di un singolo condomino. Qualche esemplificazione: la fioriera attaccata al muro, l’automobile parcheggiata in uno spazio non autorizzato nel garage condominiale. I rumori in cortile, in particolare il gioco dei bambini. In un’epoca di demografia a quota zero, le voci infantili sono, purtroppo, sempre meno tollerate.

LA CLASSIFICA - E ancora, tra i motivi di lite nei condomini, secondo la classifica stilata dall’associazione, l’innaffiatura di piante e balcone, nel caso in cui il flusso idrico investa pesantemente gli spazi sottostanti, appartenenti ad altri condomini. Il rapporto con gli animali domestici, soprattutto quando si trovano in ascensore o nel giardino condominiale. Le liti che riguardano, a vario titolo, l’esterno del condominio: lo sbattimento di tovaglie, il bucato in evidenza o gocciolante, i mozziconi gettati dalla finestra.

«IN TRIBUNALE? NON CONVIENE» - Oltre il 50% delle procedure civili, nelle aule di giustizia, riguarda il condominio, come confermano già da tempo le statistiche del Ministero della Giustizia. Per Giuseppe Bica, presidente dell’Anammi, «arrivare alla citazione non conviene, non soltanto per motivi finanziari e di tempo, ma soprattutto perché il comportamento illecito, nel frattempo, si perpetua. Meglio trovare una soluzione amichevole e cercare di essere tolleranti». Essenziale, in questo senso, è il ruolo dell’amministratore di condominio che, spiega il leader dell’Associazione, «deve saper mediare tra gli interessi, evitando lo scontro duro, quello che porta alla denuncia. La via della mediazione resta quella da preferire», conclude il presidente Bica. (Corriere della Sera, 14 maggio 200 8)

uno strumento web 2.0 per i genitori separati: custody planner

Nello sconfinato panorama delle applicazioni web 2.0 non poteva mancare anche il calendario per gestire la custodia e l’affidamento dei figli di persone separate. Si chiama custody planner e, per il momento, è disponibile solo in lingua inglese, ma è molto semplice e quindi può essere utilizzato anche da chi la mastica solo un pochino.

Personalmente non l’ho ancora utilizzato, ma penso che non sia una cattiva idea: può essere uno strumento valido per tutti quei genitori che, pur separati, hanno conservato un minimo di civiltà nei rapporti reciproci, cosa che è molto importante, come sappiamo, per l’interesse dei figli. E’ solo uno strumento, insomma, come può essere un calendario o una agenda, ma il fatto di essere raggiungibile on line via browser da qualsiasi parte lo rende particolarmente agevole, specialmente per quelle coppie che, quando magari si incontrano per pianificare, rischiano ancora un po’ di litigare.

Se del caso, provatelo e fatemi sapere le vostre impressioni.

UPDATE: il grande Spataro di Iusseek ha provato custodyplanner e ne ha realizzato un video che potete vedere qui

truffe ad assicurazioni, avvocati patteggiano pena

Inauguriamo oggi la rubrica “paese reale”, corrispondente all’omonima tag, destinata a raccogliere quelle notizie molto importanti per comprendere la realtà in cui viviamo ma che nei quotidiani e nei telegiornali vengono sempre messe in un angolo, per fare spazio ai siparietti dei politici di turno e alla ruota delle dichiarazioni dei medesimi, come se avessero una qualche capacità di incidere sulla realtà.

Purtroppo conosco bene il fatto riportato nella notizia perchè mi è capitato di assistere una persona che era passata nelle mani di ueste avvocatesse e che, pur avendo subito un sinistro genuino, è andato sotto procedimento penale per truffa, nel quale, alla fine, è stato assolto, senza però omettere di pagarsi - in proprio - le spese legali. Un altro motivo per avere sempre una tutela giudiziaria.

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Bologna - Due assoluzioni in abbreviato, due per prescrizione, 15 patteggiamenti e 83 rinvii a giudizio. Si è conclusa così l’udienza preliminare davanti al gup di Bologna Andrea Scarpa nei confronti di quasi cento persone accusate di aver truffato le compagnie di assicurazioni con incidenti falsi o gonfiati.

Hanno patteggiato davanti al Gup di Bologna Andrea Scarpa due anni di pena P. A. e J. M., le due avvocatesse considerate al vertice di una associazione che - secondo l’accusa del Pm Morena Plazzi - fabbricava falsi incidenti stradali per incassare il risarcimento delle assicurazioni.
Stessa pena anche per il loro sodale G. M. che, sempre secondo l’accusa, avrebbe avuto il ruolo di procacciare i falsi feriti da coinvolgere negli altrettanto falsi sinistri. Un anno e nove mesi invece per l’altro componente dell’associazione C. Z., Anche lui era un procacciatore, ma gli è stato attribuito un numero inferiore di truffe. Il quinto componente, il medico legale N. P. R., che per l’accusa avrebbe fornito la documentazione per quasi tutti i falsi incidenti - ha scelto di andare a processo come altri 82 imputati, tra cui alcuni agenti di polizia.

La truffa era emersa dalle denunce di 13 società di assicurazioni che avevano segnalato anomalie scoperte dall’incrocio dei dati sugli incidenti contenuti nella banca dati dell’Ania. L’associazione avrebbe operato per oltre due anni e mezzo, fino al novembre 2002. I sospetti erano nati perchè numerose richieste di risarcimento vedevano sempre coinvolte le stesse persone tra loro collegate e assistite dalle due avvocatesse.

La prima udienza è prevista per il prossimo 18 dicembre, quando mancheranno pochi mesi alla prescrizione del reato che cadrà nel corso del 2009. Prescrizione sì, ma non per il medico che deve rispondere del reato associativo. Gli altri imputati, accusati di truffa ma di associazione, hanno patteggiato pene minori comprese tra i due mesi e i sei (12.5.2008 www.reggio2000.it).

niente equa riparazione per i processi tributari

La Cassazione ha stabilito che non è previsto il risarcimento da eccessiva durata dei processi tributari, salvo che non siano naturalmente procedimenti penali per reati tributari, che è tutto un altro discorso.

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CASSAZIONE/ Respinto il ricorso di un contribuente vittima di un contenzioso-lumaca. Indennizzo da ingiusta durata solo in caso di reati tributari. I contribuenti non hanno armi contro le lungaggini della giustizia tributaria: non hanno diritto cioè a nessuna indennità se la lite fiscale è durata troppo. Con un’eccezione, però. Il cittadino può essere risarcito per l’ingiusta durata del processo qualora sia stato imputato per reati tributari.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione, che, con la sentenza n. 19367 del 15 luglio 2008, ha respinto il ricorso di un contribuente che chiedeva di essere risarcito perché la lite fiscale, instaurata per decidere su un accertamento Irpef, era durata molti anni.

Il motivo di questa scelta legislativa, precisa la sezione tributaria, va ricercato prima di tutto nelle indicazioni fornite dalla stessa giurisprudenza della Corte europea che da molti anni è nel senso «di non estendere il campo di applicazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo alle controversie tra cittadino e fisco, aventi a oggetto provvedimenti impositivi».

Questa volta il fatto che i cittadini italiani non siano titolari di nessuna tutela per la giustizia lumaca, almeno quando si parla di accertamenti o rimborsi di imposta, non dipende da una scelta nostrana. Infatti, l’Italia non ha fatto altro che allinearsi al dettato europeo.

Nessun problema, ad avviso della Cassazione, neppure con la nostra Costituzione e il giusto processo. Il legislatore poteva decidere in autonomia, scrivono i giudici di «Piazza Cavour». Fatto sta che al giorno d’oggi non è possibile fare nulla se la causa su una richiesta di rimborso, per esempio, viene seppellita nei palazzi di giustizia.

Ma ecco l’eccezione che conferma la regola. L’indennità per l’ingiusta durata del processo può essere chiesta se la causa verteva su reati tributari gravi: «La materia penale», si legge in fondo alle lunghe motivazioni, «secondo la nozione autonoma elaborata anche per tal profilo dalla giurisprudenza della Cedu, di cui il giudice nazionale deve tener conto, dev’essere intesa come comprensiva anche delle controversie relative all’applicazione di sanzioni tributarie, ove queste siano commutabili in misure detentive ovvero siano, per la loro stessa gravità, assimilabili sul piano dell’afflittività a una sanzione penale, e che pertanto, in relazione ai profili che in questa sede rilevano, per ritenere assimilabile una controversia tributaria a una causa penale occorre che la controversia fiscale concerna l’irrogazione di sanzioni amministrative aventi le caratteristiche sopra descritte (commutabilità, particolare afflittività), prescindendo dalla soglia di imposta evasa e indipendentemente dalla sussistenza di una rilevanza anche penale dei fatti per i quali si controverte nel giudizio tributario». Debora Alberici (Italia Oggi 23 luglio 2008 )

Giochi e diritto d’autore

Ho creato 2 nuovi giochi di carte per casino’, ho 30 anni di esperienza lavorativa nel settore. I giochi li ho pubblicati sul blog accluso alla presente domanda. “Surfando”i n internet ho letto che i giochi sono espressamente esclusi dal diritto d’autore mentre nel vs. blog si afferma il contrario. Mi piacerebbe capirci di piu’. Ho esposto i miei giochi alla direzione del casino’ dove lavoro e li hanno trovati interessanti. Genericamente mi hanno accennato alla legge riguardante le “invenzioni del lavoratore”. I giochi in questione possono anche convertiti in slot-machines e/o casino’ online e potrebbero avere molto successo. Attualmente non ho uno studio legale che si occupa della cosa e sono aperto ad ogni possibilita’. Cordialmente, Claudio.

In effetti i giochi non sono soggetti a una tutela specifica da parte dell’ordinamento. Se si trattasse di giochi per pc si potrebbe parlare di software e allora il discorso cambierebbe.

Altrimenti, si dovrebbe registrare il gioco e in particolare le modalità (regolamento) e gli strumenti con cui si esegue (ad esempio un tipo particolare di carte), ma non vi sono certezze assolute.

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